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SITO AMATORIALE DEDICATO ALLE ALPI APUANE
 
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IlParco delle Apuane

 

Le Apuane sono una catena montuosa costiera, posta nella Toscana settentrionale, tra la Lunigiana, la Garfagnana e la Versilia. La breve dorsale, estesa circa trenta Km, si discosta per un breve tratto dall'Appennino settentrionale, correndo ad esso parallela. Di forma arcuata, con la concavità rivolta verso il Mar Ligure, le Apuane si differenziano dalle morbide e sinuose linee appenniniche per i loro profili aspri e i versanti ripidi. Conosciute in antico come "Panie", sono state ribattezzate "Apuane" dal nome della popolazione di stirpe ligure che qui viveva prima della conquista romana. L'appellativo di "Alpi", nonostante la modesta altezza dei rilievi, è stato aggiunto in seguito per significare una loro identità goe-morfologica, in cui l'alternarsi di cime ardite, pareti verticali, guglie e torrioni richiama aspetti caratteristici della catena alpina.La vista a volo d'uccello delle Apuane, sullo sfondo dell'Appennino, marca la profonda differenza di morfologia tra le due catene montuose. Fin dall'antichità questa "diversità apuana" non è sfuggita ai viaggiatori ed ai geografi che giungevano nella Versilia e nella Lunigiana. Le cime apuane, soprattutto nel tratto mediano del crinale - dal M.te Sagro (1749 m) fino all'Altissimo (1589 m), passando dal Cavallo (1888 m), Tambura (1895 m) e Sella (1735 m), si presentano come una barriera calcarea, arida e quasi spoglia di vegetazione, che si oppone ai venti umidi occidentali, carichi di pioggia. I fianchi scoscesi, incapaci di trattenere lo forti precipitazioni, assorbono con rapidità le acque nelle cavità carsiche o le precipitano, lungo canali scoscesi, verso i fondovalle umidi e boscosi. Alcuni "salti" o "strappi" di monte superano i mille metri di dislivello, accentuando la sensazione dell'imponenza del rilievo. Su queste pareti si possono leggere le deformazioni, di pieghe e fratture, che le spinte orogenetiche hanno impresso alla montagna per elevarla in modo così imperioso: un "mare tempestoso istantaneamente pietrificato" è la felice e conosciuta metafora del geografo Repetti. La parte più settentrionale della catena porta  i segni indelebili  della millenaria opera di escavazione del marmo,  che ha inciso vallate e modificato i profili, soprattutto nel bacino di Carrara. Le bianche colate di detriti marmorei (i  ravaneti) confondono a distanza il visitatore, dando l'impressione della neve e dei ghiacciai perenni: "Dives marmoribus tellus, quae luce coloris / provocat intactas luxuriosa nives", scriveva già Rutilio nel V sec. d.c. Nella parte meridionale della catena, non soggetta ad attività estrattive, il paesaggio alpino assume alcuni dei connotati tipici delle Dolomiti. A partire dal M.te Corchia (1678 m) e dalla Pania della Croce (1858 m), per finire al gruppo del M.te Forato (1230 m) e del Nona - Matanna (1297 - 1318 m), rilievi più isolati, verticali e denudati, sembrano emergere, come "pale" o "penne", dai basamenti montani, anche qui arrotondati e boscosi. Al paesaggio carsico delle cime dello spartiacque principale, si contrappongono dunque i verdi fondovalle del fiume Frigido e dei torrenti Serra e Vezza, in cui castagni, roverelle e carpini neri, formano una copertura arborea pressochè continua.

Le rocce silicee, di età paleozoica, rendono questi terreni impermeabili e quindi ricchi di sorgenti oligominerali. Itorrenti corrono stretti in vallecole incassate, ruscellando velocemente verso i maggiori corsi d'acqua che hanno foce in mare ( Carrione, Frigido, Versilia, Fosso di Camaiore).

Il versante interno della Garfagnana presenta caratteristiche diverse da quello marittimo. Il rilievo a partire dalla catena principale, degrada verso il solco longitudinale che separa le Apuane dall'Appennino,assai più dolcemente e per maggior tratto. In questa conca intermontana, di depressione tettonica, scorre il fiume Serchio, a delimitare verso Est tutta la Regione apuana. Gli affluenti di destra del Serchio (S: di Gramolazzo, Edron, Turrite Secca, Turrite di Gallicano, Turrite di Cava) discendono trasversalmente dal crinale, con decorso tra loro parallelo. In ciascuna vallata, sono stati realizzati bacini lacustri artificiali ( Gramolazzo, Vagli, Isola Santa, Trombacco, Turrite Cava) per la produzione di energia elettrica. Dalla catena principale si staccano dorsali minori, a diverso andamento, in cui sono presenti elevazioni di non secondaria importanza. Primo fra tutti il M.te Pisanino (1947 m), la vetta più alta delle Apuane, che si trova appena decentrata rispetto allo spartiacque centrale. Altre cime degne di nota, presenti su diramazioni periferiche, sono il M.te Piszzo d'Uccello (1782 m), il M.te Roccandagia (1708 m), il M.te Sumbra (1765 m), la Pania Secca (1709 m) e il Pizzo delle Saette (1720 m). La morfologia fluviale caratterizza principalmente la parte collinare e basso-montana della catena. In alto, invece, sono ancora evidenti le tracce lasciate dai ghiacciai wurmiani. Circhi e valli dell'ultima glaciazione, ancora perfettamente leggibili, si trovano ad Orto di Donna- Val Serenaia, Campocatino, Arnetola e Puntato. Sovrapposte alle tracce glaciali, persistono tipiche forme carsiche epigee. Ne sono un'esempio i campi a doline ed inghiottitoi della zona di Carcaraia, tra la Tambura ed il Roccandagia. Nel versante interno, la copertura arborea riveste superfici assai più estese rispetto al versante marittimo. La fascia dei carpineti, prossima al fiume Serchio e posta sulle prime colline, è spesso sostituita da boschi di castagno. Ad essa si sovrappone la fascia dei cerreti, fino a circa mille metri di altitudine. L'ultimo orizzonte della vegetazione forestale è costituito dalle faggete, al di sopra delle quali si estendono i pascoli magri e la vegetazione rupestre delle vette Apuane. I boschi della Garfagnana costituiscono un grande polmone verde. La copertura si interrompe solo nell'intorno dei paesi, tra i 300 e gli 800 metri di quota, lasciando spazio ai campi coltivati del casale. Altre limitate zone agricole, s'incontrana più in alto, verso i 1000/1100 metri di altitudine, in prossimità degli alpeggi, insediamenti sparsi di origine pastorale (Campocatino, Arni, Puntato, S. Pellegrinetto).
                                                                       

                           (Testo di Antonio Bartelletti)